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(Fonte: st-pam, via loveyourchaos)

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doctorpuppet:

Would you like a new Doctor Puppet episode?

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(via microlina)

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(via dimmelotu)

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“Vivevo il disagio di pensare che la ‘parola’ potessero averla solo le persone delegate dalla cultura o dal potere e che uno che non aveva letto tanti libri non potesse nemmeno avere le idee, al di là del fatto di non saperle esprimere. Poi, mi sono accorto che questo non era vero e che avevo tante idee ma, anche, la paura di comunicarle, perché, forse, temevo di non avere proprietà di linguaggio, di non poter fare riferimenti storici o citazioni colte. Questo è durato fino al momento in cui mi sono liberato e ho capito che chiunque poteva parlare, che chiunque poteva esprimere le proprie idee, le proprie emozioni e che, anzi, era molto più falso il modello che ci proveniva dal cinema, dalla televisione e anche dal teatro, dove ognuno imparava una parte. E mi sembrava che, anche nella vita, quelli che si aggrappavano alle citazioni avessero imparato una parte e fossero sicuri solo perché sapevano cosa dovevano dire dopo. Per questo mi era rimasto il ricordo di Eduardo e di Peppino che parlavano smozzicato, cercando le parole, in un modo a me congeniale perché io parlavo così. Nella vita, la prima volta che dicevo una cosa, la dicevo sottovoce, se poi vedevo che non scandalizzava, la ripetevo con una voce un po’ più alta. Mentre restavo in silenzio di fronte a quello che pensavo fosse il potere, ma il potere inteso anche come l’insegnante o il medico. E anche quando ho scritto per il teatro, ancor prima della Smorfia, io ho sempre avuto quei tempi e ho sempre parlato in quel modo, che a me sembrava più vicino alla gente e più mio. ‘Perché devo imparare a memoria battute da ripetere con dei tempi non miei?’, mi chiedevo. E la ripetizione delle parole, per esempio, a me piace. Io so, rivedendo i miei film, che in alcuni momenti avrei fatto meglio a non ripetermi così tanto, però è una cosa che mi piace proprio, perché mi dà il tempo, come nella realtà, di pensare e di potermi legare a quello che dirò dopo o di agganciarmi, se ho dimenticato qualcosa, a ciò che ho già detto”.
-Massimo Troisi

“Vivevo il disagio di pensare che la ‘parola’ potessero averla solo le persone delegate dalla cultura o dal potere e che uno che non aveva letto tanti libri non potesse nemmeno avere le idee, al di là del fatto di non saperle esprimere. Poi, mi sono accorto che questo non era vero e che avevo tante idee ma, anche, la paura di comunicarle, perché, forse, temevo di non avere proprietà di linguaggio, di non poter fare riferimenti storici o citazioni colte. Questo è durato fino al momento in cui mi sono liberato e ho capito che chiunque poteva parlare, che chiunque poteva esprimere le proprie idee, le proprie emozioni e che, anzi, era molto più falso il modello che ci proveniva dal cinema, dalla televisione e anche dal teatro, dove ognuno imparava una parte. E mi sembrava che, anche nella vita, quelli che si aggrappavano alle citazioni avessero imparato una parte e fossero sicuri solo perché sapevano cosa dovevano dire dopo. Per questo mi era rimasto il ricordo di Eduardo e di Peppino che parlavano smozzicato, cercando le parole, in un modo a me congeniale perché io parlavo così. Nella vita, la prima volta che dicevo una cosa, la dicevo sottovoce, se poi vedevo che non scandalizzava, la ripetevo con una voce un po’ più alta. Mentre restavo in silenzio di fronte a quello che pensavo fosse il potere, ma il potere inteso anche come l’insegnante o il medico. E anche quando ho scritto per il teatro, ancor prima della Smorfia, io ho sempre avuto quei tempi e ho sempre parlato in quel modo, che a me sembrava più vicino alla gente e più mio. ‘Perché devo imparare a memoria battute da ripetere con dei tempi non miei?’, mi chiedevo. E la ripetizione delle parole, per esempio, a me piace. Io so, rivedendo i miei film, che in alcuni momenti avrei fatto meglio a non ripetermi così tanto, però è una cosa che mi piace proprio, perché mi dà il tempo, come nella realtà, di pensare e di potermi legare a quello che dirò dopo o di agganciarmi, se ho dimenticato qualcosa, a ciò che ho già detto”.

-Massimo Troisi

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Casa :))

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newvogh:

Aubrey Beardsley Madame Rejane

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Aubrey Beardsley
Madame Rejane

(via yoridorikimidori)

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mascati-nucis:

"Girl With a Book". Detail.
Pietro Rotari.
1750.

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"Girl With a Book". Detail.

Pietro Rotari.

1750.

(via yoridorikimidori)

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marcedith:

…Alessandro Gottardo…
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skiribilla:

the-hulot-universe: Yan Nascimbene (°3/4/1949 - 1/2/2013)Monsieur Hulot dans les nuages

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the-hulot-universe: Yan Nascimbene (°3/4/1949 - 1/2/2013)
Monsieur Hulot dans les nuages

(via curiositasmundi)

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(Fonte: lawebloca, via ironiaterminale)

Quote
"E’ l’attitudine del cacciatore, quando chiude un occhio per prendere la mira. Al fine di vedere una cosa, occorre non vedere le altre."

Johann Wolfgang von Goethe
(via allevopensierinascosti)

(via curiositasmundi)

Tags: goethe
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in-my-empire-of-dirt:

Smile, it confuses people.

(via soggetti-smarriti)

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paradossimoro:

by Teresa Munoz